Vini senza solfiti – Facciamo chiarezza

Le molteplici definizioni dei vini apparse negli ultimi anni hanno sicuramente contribuito a creare una certa confusione nel consumatore finale riguardo alla questione solfiti, con questo post ci proponiamo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento sperando di fare cosa gradita ai nostri lettori.

Analizziamo oggi l’argomento Vini senza solfiti

Iniziamo col definire i solfiti: si tratta di additivi usati nei settori alimentare ed enologico che servono sia a rallentare la proliferazione di microbi all’interno del prodotto, sia come antiossidante (il vino tende a ambiare sapore ed infine a sciuparsi a contatto con l’ossigeno). Vengono usati nell’ambito della produzione del vino allo scopo di mantenere stabili le caratteristiche organolettiche del vino stesso evitando evoluzioni del prodotto non gradite una volta in bottiglia e garantendone una migliore conservabilità. E’ da sottolineare il fatto che uve di alta qualità sono meno a rischio di alterazioni batteriche e pertanto i vini prodotti con tali uve richiedono un minor impiego di solfiti per la conservazione.

Il vino contiene naturalmente piccole quantità di solfiti che sono il risultato della fermentazione generata d alcuni ceppi di lieviti. La concentrazione di solfiti naturalmente presenti nel vino è di solito inferiore ai 10 mg/l, in molti casi tale concentrazione viene artificialmente alterata dai produttori mediante l’aggiunta di solfiti prima o dopo la fermentazione o in fase di imbottigliamento. La normativa vigente impone che si debba obbligatoriamente indicare in etichetta la presenza di solfiti se la concentrazione degli stessi supera la soglia di 10mg/l e consente in tal caso una presenza di massimo 150 mg/l nei rossi e di 200 mg/l nei bianchi senza però l’obbligo di indicarne l’effettiva concentrazione. Quindi se troviamo l’indicazione in etichetta “contiene solfiti” questo ci avverte che il vino che andiamo ad acquistare ha una concentrazione di solfiti compresa fra 10 e 200 mg/l.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che la dose giornaliera di anidride solforosa accettabile per una persona dovrebbe stare sotto a 0.7mg per kg di peso. Questo comporta che un maschio adulto del peso di 80kg non dovrebbe assumere più di 54mg al giorno di solfiti (contando chiaramente tutti gli alimenti che ne contengono – es. salumi). Quando si supera tale dosaggio (le soglie sono indicative ed ogni soggetto può avere tolleranze differenti alle sostanze) si va incontro ad effetti indesiderati quali il famoso mal di testa e la sensazione di pesantezza.

Uno stile di vita corretto ci suggerisce pertanto di tenere sotto controllo il livello di solfiti assunti, prediligendo prodotti naturali che ne contengano il meno possibile. Parlando di vini, come abbiamo detto in precedenza, tanto più le uve sono di alta qualità, tanto più l’ambiente in cui vengono trattate in fase di vinificazione è sano, tanto meno si renderà necessario l’impiego di solfiti per la conservazione del prodotto.
Esistono comunque alcune pratiche che consentono di ridurre l’apporto di solfiti anche su uve non proprio sanissime (es. l’aggiunta di ozono, tannini o l’uso di raggi UVC) in questi casi di fatto si sostituisce un processo chimico con un altro che non richiede l’indicazione in etichetta ma che pregiudica comunque la “naturalezza” del prodotto finale.

Che differenza c’è fra vini senza solfiti e vini senza solfiti aggiunti?
Teoricamente un vino senza solfiti dovrebbe avere una concentrazione di tali sostanze pari a zero, in onore al vero i vini che portano tale caratteristica sono molto rari, solo alcuni produttori naturali le conseguono mediante pratiche che possono durare anni. La maggior parte dei vini, anche quelli biologici e biodinamici, contengono come dicevamo almeno una piccola parte di solfiti generati naturalmente dal processo di fermentazione, se tale parte è inferiore a 10mg/l il vino può essere denominato “senza solfiti aggiunti”.
Vini senza solfiti possono non essere comunque naturali se ottenuti tramite processi tecnologici o mediante l’impiego di sostanze chimiche particolari, così come i vini senza solfiti aggiunti non sono garanzia di una filiera che esclude l’uso di pesticidi o altri artefatti chimici. Rimane sempre l’indicazione che una terra sana produce una pianta sana e di conseguenza un frutto sano che se lavorato in un ambiente altrettanto sano non richiederà l’aggiunta di solfiti per la realizzazione di un prodotto di qualità che si conservi nel tempo.
Volendo in qualche modo generalizzare possiamo dire che i vini a basso contenuto di solfiti non sono sempre naturali, ma che i vini naturali hanno generalmente un basso contenuto di solfiti.

Speriamo di aver dato un chiarimento a chi cercava di capire qualcosa in più in questo argomento così delicato e complesso.

Alla Salute!