Vini biologici e biodinamici: differenze e caratteristiche

Quali sono le differenze tra vini biologici e biodinamici italiani ed esteri? Scopriamo le diversità e le caratteristiche comuni alle tipologie di etichette bio che vengono prodotte in modo sostenibile e nel pieno rispetto dell’ambiente e della natura. Approfondiremo anche le disciplinari vigenti e le proprietà di questi nettari.

Differenze tra vino biologico e biodinamico

Vini biologici

L’Anno Zero per i vini biologici è stato il 2012. Dall’operosa vendemmia di quell’anno, infatti, i produttori possono indicare una loro etichetta quale “vino biologico” quando viene fatta osservanza di quanto stabilito dal regolamento CE n. 834/2007 ed in cantina, inoltre, vengono rispettate le direttive indicate nel regolamento CE n. 203/2012.

In sostanza, tale disposizione vieta l’uso di alcune sostanze e di alcune tecniche, tra le quali le seguenti:

  • Dealcolizzazione
  • Desolforizzazione
  • Concentrazione per raffreddamento
  • Elettrodialisi od impiego di scambiatori di cationi

Per l’ottenimento del logo BIO, invece, stando al regolamento (CE) n. 203/2012 di cui sopra, è quantomai necessario venire certificati da un ente preposto alla certificazione biologica. Tra questi ricordiamo i principali:

  • AIAB
  • Bioagricert
  • ECOCERT Italia
  • CCPB
  • CODEX
  • ICEA

Sono ovviamente vietate le sostanze di origine chimica, mentre sono permesse quelle animali, minerali e vegetali. In virtù di ciò, per la realizzazione di vini biologici è anche possibile utilizzare sostanze quali l’albumina, la gomma arabica, la caseina, la colla di pesce, la bentonite, la perlite ed altre sostanze biologiche.

Passando ai limiti per la quantità di anidride solforosa totale nei vini bio, per i vini biologici secchi tale limite è fissato ad un massimo di 100 mg/l e di 150 mg/l per i vini rossi biologici bianchi secchi.

Differenze vini biologici biodinamici italiani

Vini biodinamici

Come abbiamo già avuto modo di vedere varie volte, il concetto di agricoltura biodinamica emerge verso la metà degli Anni Venti del secolo scorso. I fautori furono degli agricoltori che consideravano l’introduzione della chimica una seria minaccia per l’operato agricolo. In particolare, il timore che muoveva questi agricoltori era quello di uno scadimento qualitativo degli alimenti.

I dettami dell’agricoltura biodinamica trovarono con il tempo delle solide basi nell’antroposofia di Rudolph Steiner e nel ciclo di convegni in cui vennero stabilite le pratiche più adatte per il lavoro in fattoria. In particolare, si trattava ovviamente di stabilire come sarebbero dovuti essere trattati i terreni, i concimi, i preparati biodinamici, i terricci e le piante.

Come ben sappiamo, l’agricoltura biodinamica pone in stretta relazione le energie del terreno con quelle del cosmo, delle creature senzienti e degli esseri viventi. Il calendario lunare comunemente accettato è quello di Maria Thun mentre la certificazione biodinamica riconosciuta ad ogni latitudine è quella rilasciata dalla fattiva Associazione Demeter.

Dal punto di vista pratico e tecnico, per la realizzazione di vini biodinamici nei vigneti è ammesso l’utilizzo di:

  • Concimi provenienti da aziende bio o biodinamiche provviste di certificazione
  • Concimi di tipo organico
  • Preparati da aspersione come il preparato 500 (il cosidetto cornoletame) od il preparato 501 ( il cosiddetto cornosilice),

Gli insetti dannosi per la vigna e per le colture possono essere invece contrastati con mezzi meccanici, repellenti di tipo non chimico o tramite lotta integrata con insetti antagonisti.

Per quanto riguarda il processo di vinificazione, la disciplinare Demeter vieta le seguenti pratiche:

  • Termovinificazione
  • Pastorizzazione,
  • Aumento del grado alcolico.

La chiarificazione invece è permessa a determinate condizioni quali l’utilizzo di bianco d’uovo certificato Demeter oppure l’uso di bentonite totalmente priva di arsenico e diossine.

L’impiego di anidride solforosa è permesso nella quantità massima di:

  • 70 mg/L per i vini rossi,
  • 90 mg/L per i vini rosati ed i bianchi secchi
  • 60 mg/L per i vini spumanti e quelli frizzanti.

Lo zuccheraggio è consentito soltanto per i vini spumanti nella presa di spuma e nel “dosage d’expedition”. I lieviti selezionati, non da organismi geneticamente modificati, sono permessi soltanto nella rifermentazione in bottiglia degli spumanti.